Revoca dei fidi Bancari

L'effetto che Bankaitalia e Abi produssero a seguito dell'elaborazione delle direttive date alle banche italiane in accordo con i dettami previsti dagli accori di Basilea, sono evidentemente sotto gli occhi di tutti, stati quanto meno devastanti. 
Moltissime Aziende, sino ad allora considerate solide, capitalizzabili ed affidabili, sono state vittima di improvvise revoche del credito.

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NOZIONI BASE WIKI
Il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria è un'organizzazione internazionale istituita dai governatori delle Banche centrali dei dieci paesi più industrializzati (G10) alla fine del 1974, che opera sotto il patrocinio della Banca dei Regolamenti Internazionali.
Il suo scopo era quello di promuovere la cooperazione fra le banche centrali ed altre agenzie equivalenti allo scopo di perseguire la stabilità monetaria e finanziaria.
I membri attuali del Comitato provengono da BelgioCanadaFranciaGermaniaItaliaGiapponeLussemburgoPaesi BassiSpagnaSveziaSvizzeraRegno Unito e Stati Uniti e da altri 14 Stati del mondo.
Il comitato coordina la ripartizione delle responsabilità di vigilanza fra le autorità nazionali, per attuare la supervisione delle attività bancarie a livello mondiale. Ha sede a Basilea e si riunisce 4 volte all'anno.
L'attuale presidente del comitato è Stefan Ingves, governatore della Banca di Svezia.

Il Comitato di Basilea nacque in seguito al fallimento di una banca tedesca (Bankhaus Herstatt) che per il mancato regolamento di transazioni valutarie si trovò a causare grosse difficoltà ai sistemi di pagamento e regolamento. L'intera vicenda ebbe implicazioni internazionali.
Infatti, il 26 giugno 1974 la Bundesbank mise in liquidazione Bank Herstatt; di conseguenza, numerose banche che nel frattempo avevano effettuato dei pagamenti denominati in DEM alla Herstatt a Francoforte in cambio di USD a New York, a causa della differenza di fuso orario, non ricevettero il pagamento in USD dato che l'operatività della Herstatt era cessata nel mentre.
Al fine di migliorare la collaborazione internazionale e di evitare incidenti analoghi a quello di Herstatt i paesi cosiddetti G-10 formarono un comitato sotto gli auspici della Banca dei Regolamenti Internazionali situata a Basilea. Il comitato fu inizialmente chiamato "Comitato Cooke", da Peter Cooke, governatore della Banca d'Inghilterra, che era stato uno dei primi a proporne la creazione e che fu il suo primo presidente.

Il Comitato di Basilea si propone di:
  • Rafforzare la sicurezza e l'affidabilità del sistema finanziario,
  • stabilire degli standard minimi in materia di vigilanza prudenziale,
  • Diffondere e promuovere delle migliori pratiche bancarie e di vigilanza,
  • Promuovere la cooperazione internazionale in materia di vigilanza prudenziale.
Non ha capacità regolamentare autonoma (anche se i paesi che vi aderiscono sono implicitamente vincolati agli accordi raggiunti e quelli che non aderiscono si adeguano a quello che di fatto diventa uno standard regolamentare), ha riguardo alle specificità regolamentari e legislative culturali lasciando discreti margini circa le modalità con le quali un paese può recepire un accordo, ha per obiettivo il miglioramento della collaborazione internazionale al fine di garantire la stabilità monetaria e dei mercati finanziari.
Nel tempo ha assolto alle sue funzioni occupandosi di:
  • definire i ruoli dei regolatori nelle questioni soggette a legislazioni differenti
  • assicurare che le banche internazionali vengano sottoposte per intero alla regolamentazione
  • promuovere requisiti patrimoniali uniformi per uniformare le condizioni competitive degli istituti creditizi
Il Comitato opera mediante: linee guida, standard, raccomandazioni e accordi (gli Accordi di Basilea).
Inoltre, il Comitato ha un ruolo di forum informale per lo scambio di informazioni sull’evoluzione della regolamentazione e delle pratiche di sorveglianza nel settore finanziario.

ACCORDI DI BASILEA I -  1988

I requisiti di capitalizzazione delle banche sono stati definiti nel 1988 con l'Accordo sul Capitale Minimo delle Banche, noto anche come Accordo di Basilea, elaborato dal Comitato di Basilea, l'organismo rappresentativo delle principali banche centrali. Ad esso hanno aderito, fino ad oggi, gli enti regolatori di oltre 100 paesi.
Nel caso delle banche operanti in uno degli Stati membri dell'Unione europea, l'obbligatorietà delle indicazioni del Comitato di Basilea sul capitale minimo discende anche dal loro recepimento da parte del legislatore comunitario nelle direttive sulle imprese bancarie, assicurative e finanziarie. Questo Accordo è stato, infatti, recepito nella Direttiva 647/1989.
Esso contiene la prima definizione e la prima misura (standard) del capitale minimo bancario accettate a livello internazionale. L'assunto di fondo è che a ciascuna operazione di prestito deve corrispondere una quota di capitale regolamentare da detenere a scopo precauzionale (cd. onere di capitale). Il capitale obbligatorio si determina confrontando l'entità del capitale o patrimonio di vigilanza (detto anche capitale eligibile) e l'ammontare delle attività bancarie impiegate nella concessione di prestiti (banking book) ponderato per il rischio di credito (ossia di mancato o tardivo rimborso da parte dei prenditori). Per un gruppo bancario, il patrimonio di vigilanza bancario deve essere pari ad almeno l'8% delle attività creditizie ponderate per il rischio di credito (Coefficiente di solvibilità). L'Accordo di Basilea obbligava le banche ad accantonare l'8% del capitale erogato, non investibile in attività creditizia tipica, né in attività para-assicurative, né in operazioni finanziarie sui mercati mobiliari, al fine di garantire solidità e fiducia nel sistema creditizio.
Col tempo, l'Accordo si è rivelato inadatto a fronteggiare le nuove sfide poste in essere dalle nuove tecnologie di comunicazione, prodotti finanziari, mercati bancari e dalle tecniche di gestione dei rischi (risk management). In particolar modo, non vengono presi in considerazione i rischi derivanti dalle operazioni sui mercati immobiliari e non sono accuratamente misurati i rischi di credito, che vengono piuttosto sottostimati. La principale conseguenza di ciò è l'arbitraggio, ossia una certa elusione del vincolo di capitale minimo imposto nel 1988. In pratica, a fronte del rispetto apparente della formula di Basilea I, il management bancario è incentivato a:
  1. concedere i tradizionali prestiti alle controparti relativamente più rischiose;
  2. intraprendere operazioni finanziarie innovative sempre più sofisticate e con un basso o nullo onere di capitale corrispondente.
Per far fronte a queste nuove problematiche si è provveduto ad una revisione dell'Accordo, culminata con il cosiddetto Basilea II.
ACCORDI DI BASILEA II 
Dato che l'accordo del 1988 presentava il limite evidente che l'accantontamento era indifferente al rischio della controparte (essendo troppo per una controparte poco rischiosa e troppo poco per una controparte giudicata rischiosa) finiva con il penalizzare le banche con portafogli con un merito di credito più elevato. Nel gennaio 2001 ilComitato di Basilea diffuse il New Basel Capital Accord (in Italia noto come Nuovo Accordo di Basilea o più semplicemente Basilea II), un documento di consultazione (da definire entro fine 2003 e a cui dare efficacia per la fine del 2006) per definire la nuova regolamentazione in materia di requisiti patrimoniali delle banche ed ovviare agli inconvenienti suddetti.

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